G come… Giudizio

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giudizio

A volte siamo molto sensibili al tema del giudizio, tanto che quello che l’altro pensa di noi può diventare una vera e propria definizione di come siamo e delle nostre caratteristiche personali. Se il capo mi dice che sono bravo allora mi sento bravo, se un amico mi dice che sono egoista è perché sono una persona egoista, e così via.

In realtà, il giudizio ci da sempre una doppia informazione e pensare che riguardi solo noi è riduttivo e a volte può essere molto doloroso. Quando una persona esprime un giudizio su di noi, infatti, ci da anche delle informazioni su di sé.

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F come… Fiducia

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fiducia-autostima

Molte volte parte della sofferenza risiede nella percezione di avere poca fiducia in se stessi. Alcune persone chiedono, in terapia, di lavorare sull’autostima per ritrovare la fiducia in se stessi. Ma di cosa parlano realmente?

Provate a pensare: cosa significa credere in se stessi?

Significa credere nelle proprie capacità, nelle risorse, nelle strategie che abbiamo appreso per far fronte alla difficoltà, ai fallimenti. Significa avere fiducia sul fatto che comunque vada, ce la caveremo. Significa credere nelle scelte che abbiamo fatto, che riconosciamo come nostre e che rispecchiano i nostri bisogni. Non è mica roba da niente.

Come si costruisce l’autostima?

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E come… Emozione

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Ogni emozione possiede uno specifico valore informativo in quanto portatrice di nozioni preziose circa le esigenze e i bisogni di una persona. Vedere una persona sorpresa ci è sufficiente per comprendere che sta osservando qualcosa di insolito, che non fa parte del suo bagaglio esperienziale e questo ci porterà a reagire istintivamente. Così accade anche per altre emozioni.

Paul Ekman ha ipotizzato e confermato la presenza di una gamma di reazioni emotive comuni a tutte le culture. I risultati della sua ricerca ci indicano che le espressioni facciali e la loro interpretazione (emozioni primarie) sono comuni a tutte le culture, a base innata: tutti gli individui quindi nascono con una capacità naturale di esprimere e riconoscere alcune emozioni. Quali sono?

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B come… Bulimia

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Quello che è cibo per un uomo, è veleno per un altro. Lucrezio

Bulimia-cibo

La bulimina nervosa come l’anoressia e il disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder) fa parte della categoria dei disturbi del comportamento alimentare.

Ma che cosa differenzia una personalità bulimica da un’altra persona che episodicamente cerca soddisfazione mangiando dei dolci? Frasi come: “mi mangio un gelato perché me lo merito” oppure “ci vorrebbe proprio un pezzo di cioccolata per tirarmi su il morale” sono frasi di uso comune e sottolineano quanto il cibo venga spesso utilizzato come una ricompensa, una “coccola” che ci permettiamo di tanto in tanto. Continua a leggere

Anoressia e sofferenza

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L’anoressia rientra in un quadro più ampio dei Disturbi del comportamento alimentare (DCA) dove il cibo assume un significato preciso e la sofferenza si svela attraverso un corpo sempre più fragile e debilitato.

Guardare l’anoressia come a una forma grave di psicopatologia spesso distoglie la nostra attenzione dal vero significato che essa ha nella vita di chi viene incluso in questa diagnosi: l’etichetta della malattia sposta infatti l’attenzione sul sintomo piuttosto che sulla sofferenza che lo causa: la perdita di peso, l’ amenorrea e il rifiuto del cibo sono espressioni manifeste di una grandissima sofferenza latente e spesso impossibile da esprimere.  Continua a leggere

A come… Attaccamento

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Cosa si intende per attaccamento?

L’ attaccamento può essere definito come un sistema dinamico di comportamenti che contribuiscono alla formazione di un legame specifico fra due persone, un vincolo le cui radici possono essere rintracciate nelle relazioni primarie che si instaurano fra bambino e adulto. In realtà, se ci pensiamo, queste dinamiche emergono anche quando siamo in relazione con un animale o anche con un oggetto. Tutto ciò che soddisfa dei nostri bisogni può essere oggetto di attaccamento.

Nella seconda metà degli anni ’90 John Bowlby e la sua collaboratrice Mary Ainsworth hanno spiegato come il bambino e la madre costruiscano un legame privilegiato che assicuri al neonato le cure e l’affetto necessari alla sua sopravvivenza.

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